Pablo Picasso e Claude Monet sono due pittori straordinari dal tratto caratteristico e inconfondibile, esponenti rispettivamente delle correnti pittoriche del cubismo ed impressionismo. Facciamo un test: sapreste riconoscere quali di questi due quadri è di Monet e quale di Picasso?

GUITAR CUP AND FRUITS

Molto bene! Alla sinistra ci troviamo di fronte al celebre quadro di Monet: La Femme à l’ombrelle — Madame Monet et son fils, mentre alla destra l’opera di Picasso intitolata Femme au beret rouge. Tratti, colori, sensazioni e modi di interpretare la realtà diversi che ci permettono di distinguere tra i due artisti, oltre ovviamente una quantità incalcolabile di esperienze passate che in vita ci hanno aiutato a classificare nella nostra mente le diverse caratteristiche dei due geni dell’arte. Avremmo mai pensato però che anche un piccione sarebbe stato in grado di risolvere lo stesso problema? Se lo sono chiesto anche i ricercatori dell’università di Keio Watanabe et al. Ed hanno riportato il risultato davvero interessante nel loro lavoro intitolato: Pigeons’ discrimination of paintings by Monet and Picasso

Ebbene si, il piccione è in grado di risolvere un problema di discriminazione così raffinato come quello di saper distinguere tra un quadro di Picasso ed un quadro di Monet.

In molti vi starete chiedendo come sia stato possibile insegnare ad un piccione un’abilità tanto complessa quanto stravagante. La risposta risiede in queste tre parole

  1. Ivan Pavlov
  2. Legame
  3. Riflesso condizionato
Il fisiologo Russo Pavlov durante sue ricerche trentennali sul riflesso condizionato è stato in grado di permettere al cane di risolvere problemi ancora più complessi come ad esempio quello di saper distinguere tra due tonalità di nero difficilmente discernibili ad occhio umano come queste

Pavolv era solito utilizzare stimoli rigidamente misurabili nei suoi esperimenti e queste due tonalità rappresentano rispettivamente il 49 ed il 50 della scala di Zimmermann, che ha proposto 50 tonalità di grigio diverse per il passaggio dal bianco al nero. Ma attenzione! Il cane non è in grado fin dall’inizio a risolvere questo problema, anzi in prima istanza il cane non è nemmeno in grado di distinguere tra la tonalità 10 e la tonalità 1 che invece finalmente anche noi ad occhio umano riusciamo a vederne le differenze. Ma allora come è stato possibile insegnare al piccione a riconscere un Monet da un Picasso?

All’inizio il piccione è stato posto in una gabbia con un schermo luminoso posto su una delle pareti, schermo che era sensibile al picchiettare del becco del piccione, ed ogni volta che il piccione picchiettava con il becco lo schermo luminoso in automatico veniva rilasciata una compensa di cibo. 

 Viene comunque da chiedersi come il piccione abbia capito che doveva picchiettare sullo schermo per poter ricevere la ricompensa!

Qui entra in gioco il legame, in questa immagine vediamo uno degli ambienti sperimentali condotti dallo psicologo Wolfgang Köhler, dove gli Chimpanzee per raggiungere un casco di banane posto sul soffitto dovevano ingegnarsi per accatastare una sull’altra delle casse che erano disposte casualmente sul pavimento, spesso le casse avevano delle dimensioni differenti quindi per poter raggiungere il soffitto dovevano essere impilate secondo un ordine specifico. I primati dopo una serie di tentativi ed errori imbroccavano la sequenza corretta e riuscivano a raggiungere l’obiettivo. Ogni volta che le scimmie si avvicinavano all’obiettivo perchè ordinavano le casse in modo sempre più adatto creavano secondo Pavlov dei legami che costituiscono la base dell’apprendimento. 

Con il piccione sarebbe accaduto lo stesso legame, dove per prove ed errori beccando ovunque nella gabbia, per caso abbia iniziato a beccare lo schermo luminoso legando i due eventi e creando un apprendimento e di li i ricercatori hanno potuto procedere con la creazione di legami sempre più raffinati tra di loro. Alla base del legame risiederebbe il riflesso condizionato tanto studiato da Pavlov e che ritengo opportuno spiegare brevemente nelle righe che seguiranno

Per comprendere il concetto di riflesso condizionato dobbiamo partire da quello di riflesso incondizionato. Il riflesso incondizionato è un riflesso che il soggetto possiede per natura, non lo ha appreso durante la sua esperienza come quello di ritrarre la mano dal fuoco o chiudere l’occhio se investiti da una folata improvvisa di vento.

Questi sono riflessi incondizionati ovvero non condizionati da alcun apprendimento. Nel caso del cane è stato particolarmente studiato dalla scuola di fisiologia russa il riflesso alimentare, un riflesso incondizionato dimostrato dal cane da segni caratteristici come l’aumento della salivazione che rappresenta un atto preparatorio al mangiare. Ogni volta che al cane viene presentato il cibo, che in questo caso viene identificato come stimolo incondizionato, il cane dimostra il riflesso incondizionato dell’aumento della salivazione. 

Partendo da questo concetto possiamo passare ad un fatto molto interessante che è alla base dello studio del riflesso condizionato, ovvero che se facciamo precedere lo stimolo incondizionato (il cibo) da uno stimolo neutro qualsiasi come ad esempio il suono di un metronomo, dopo alcune ripetizioni di questa associazione, il semplice presentare il suono del metronomo ( stimolo condizionato), sarà in grado di generare il riflesso alimentare che adesso possiamo chiamare riflesso condizionato. 

Dopo questa breve premessa sul funzionamento del riflesso condizionato possiamo tornare alle nostre 2 tonalità di grigio così difficili da distinguere per noi umani a differenza dei cani di Pavlov che riuscivano invece nell’intento. Dobbiamo però comprendere che i cani non sono in grado di risolvere fin da subito un problema così complesso anzi! Anche di fronte a due tonalità molto diverse tra di loro come la 1 ( bianco) ed il 10 ( grigio chiaro), l’animale si trova in difficoltà e non riesce a distinguere.

Come hanno fatto ad insegnare al cane a distinguere i colori?

All’inizio è stato necessario utilizzare una differenza maggiore tra le due tonalità presentando al cane la tonalità 35, un colore che si avvicinava più al nero e successivamente dopo aver mostrato al cane questo stimolo visivo si rinforzava l’esperienza con la presenza del cibo, in modo che nel sistema nervoso del cane si creasse un legame tra gli eventi nervosi attivati durante l’esperienza visiva in rapporto con il colore 35 e la risposta alimentare condizionata. 

Dopo una serie di alcune ripetizioni il cane iniziava a salivare alla sola vista del colore 35 il riflesso condizionato era stato stabilito, ma nel frattempo contrariamente era necessario creare un riflesso inibitorio nei confronti del colore 1, il bianco e questo viene realizzato non rinforzando con la proposta del cibo la visione del colore bianco, quindi ogni volta che i ricercatori mostravano il colore bianco al cane, poi questo non veniva accompagnato dal cibo ed nel cane si creava un legame negativo.  

Dopo aver stabilito questi due riflessi uno positivo ed uno negativo allora Pavlov poteva procedere con la presentazione di un problema più complesso e la complessità è data da una minore differenza tra i due stimoli, quindi stavolta il riflesso positivo era generato dallo stimolo visivo del colore 25 e quello negativo sempre con il bianco. Successivamente la coppia era costituita dal colore 15 e dall’1 e poi finalmente il cane era in grado di risolvere il problema che all’inizio non era stato in grado di risolvere ovvero la distinzione tra il colore 10 e ed il bianco 1. Da qui possiamo comprendere come alla fine il cane sia in grado di risolvere anche una distinzione così complessa come quella tra il colore 49 ed il colore 50 e allo stesso modo come il piccione potesse trasformarsi in un esperto d’arte.

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